Se tuo figlio di undici anni ora dice che ogni materia è noiosa, sbriga i compiti in cinque minuti o li salta, e le prime valutazioni della scuola media sono un passo indietro, stai assistendo a un cambiamento molto comune. Tuo figlio non ha smesso di essere capace. È cambiato ciò che lo motiva, e quanta organizzazione la nuova scuola si aspetta che gestisca da solo. Su entrambe le cose si può lavorare, e nessuna delle due si risolve con la pressione.
Perché succede a questa età
Il passaggio alle medie è il cambiamento più evidente. Alla primaria le maestre conoscevano tuo figlio e recuperavano in silenzio ciò che gli sfuggiva. Ora otto o dieci professori assegnano ciascuno i compiti con i propri tempi, e la pianificazione e la memoria di cui prima si occupava l'insegnante sono passate a un undicenne le cui capacità organizzative sono ancora lontane anni dalla maturità. Un ragazzino che sembra aver smesso di interessarsi spesso è un ragazzino che, senza dirlo, ha perso il filo.
Anche la motivazione stessa sta cambiando direzione. I bambini più piccoli lavorano in gran parte per far contenti gli adulti che amano. A undici e dodici anni la spinta si sposta verso gli amici e verso l'essere se stessi, quindi "fallo per me" perde forza proprio quando il carico di lavoro aumenta. È uno sviluppo sano, ma significa che ora tuo figlio ha bisogno di motivi suoi.
C'entra anche il sistema di ricompensa del cervello. Nella prima adolescenza i circuiti che rispondono alle ricompense immediate, sociali e nuove sono molto attivi, mentre le parti che soppesano i benefici a lungo termine sono ancora in sviluppo. Una chat di gruppo è vivida e immediata; una verifica tra tre settimane è astratta. Aggiungi un orologio biologico che ora va più avanti, e il fatto che molti preadolescenti dormono ben meno delle nove-dodici ore raccomandate, e a un cervello stanco resta poco per tutto ciò che non è subito interessante.
Prima di dare la colpa all'atteggiamento, vale la pena controllare altre due cose. La prima è il senso: una materia scollegata da tutto ciò che interessa a tuo figlio è davvero difficile da studiare. La seconda sono le lacune: un ragazzino a cui è sfuggito un mattone di base, nelle frazioni o nello scrivere un paragrafo, trova confusa la tappa successiva, e "che noia" è più facile da dire di "non capisco". Voti in calo in una sola materia spesso indicano questo.
Infine, distingui un calo da un disimpegno. La maggior parte dei ragazzini vacilla nel primo quadrimestre della nuova scuola e poi si riprende. Il disimpegno dura per più periodi, si estende a tutte le materie e si accompagna a evitamento, compiti nascosti o un "non me ne importa" piatto che non passa. Le strategie qui sotto aiutano in entrambi i casi, ma il secondo merita più attenzione da parte tua e della scuola.
Cosa aiuta
Collega la scuola a ciò che gli sta a cuore, e a un obiettivo scelto da lui. Chiedi, senza aggiungere prediche: "In cosa ti piacerebbe essere bravo entro l'estate?" Poi traccia un collegamento onesto con una materia: "Vuoi costruire quel videogioco? La matematica che stai facendo adesso usa la stessa logica." Non forzare ogni materia a sembrare utile; uno o due collegamenti veri valgono più di dieci tirati per i capelli.
Dai vera autonomia dentro confini concordati. Stabilite i punti non negoziabili (i compiti si fanno, il sonno è protetto, il telefono di notte sta fuori dalla camera) e lascia decidere a tuo figlio il resto. Un piano settimanale scritto da lui la domenica, scegliendo in quale pomeriggio fare ogni compito, è un piano che difenderà. Fissate un solo momento di verifica, magari dieci minuti il mercoledì a guardare insieme il diario, e per il resto fai un passo indietro. I compiti saltati diventano un argomento per quel momento, non una lite ogni sera.
Costruisci le impalcature che la nuova scuola dà per scontate. Organizzarsi è un'abilità, e questo è l'anno per insegnarla in modo esplicito: il diario compilato nell'ultimo minuto di ogni lezione; una cartellina per materia; lo zaino preparato la sera prima seguendo l'orario attaccato all'anta dell'armadio; un posto fisso in casa dove lo zaino sta sempre. Fate la routine insieme per due settimane, poi lasciala gestire a lui e intervieni solo quando qualcosa sfugge. Metti in conto un quadrimestre perché diventi un'abitudine.
Nota l'impegno e i miglioramenti, in modo specifico. I commenti sul processo arrivano meglio di quelli sui voti: "Hai cominciato il tema martedì invece che giovedì sera, e si vede." Quando un voto è basso, trova il miglioramento che contiene: "L'altra volta avevi lasciato in bianco metà delle domande. Stavolta le hai affrontate tutte." A questa età i ragazzini riconoscono subito le lodi vuote, quindi tienile vere e precise.
Proteggi il sonno e tieni gli schermi fuori dalla camera. Punta a nove-dodici ore, che con la sveglia alle sette vuol dire luce spenta verso le nove. Telefoni, tablet e console si caricano di notte fuori dalla camera, per tutta la famiglia se ci riuscite. Molti problemi di "motivazione" si riducono sensibilmente dopo due settimane di sonno migliore.
Resta curioso sui voti in calo, e coinvolgi presto la scuola. Un voto basso è un'informazione. Chiedi "Cosa ti sta mettendo i bastoni tra le ruote?" invece di "Perché non ti impegni?" e ascolta la risposta sotto l'alzata di spalle: un professore con cui non c'è intesa, un argomento di cui ha perso il filo. Poi contatta il coordinatore di classe o il professore della materia, non per lamentarti ma per chiedere cosa vede. Prima si trova una lacuna, più è piccola.
Fai spazio a un'attività fuori dalla scuola che costruisca competenza. Un ragazzino che sta migliorando a calcio, alla chitarra, in arrampicata o in un corso di programmazione riporta in classe la sensazione di "se mi esercito, miglioro". Proteggi quell'attività, soprattutto quando i voti calano.
Cosa evitare
Premi o punizioni legati ai voti. Soldi per un 9 o la console sequestrata per un 5 fanno del numero l'unica cosa che conta e danno a tuo figlio un ottimo motivo per nasconderti i risultati. Se usi delle ricompense, legale alla routine che lui controlla, come una settimana con il diario compilato.
Ripetere di continuo. I promemoria ripetuti insegnano a un ragazzino che non serve ricordare, perché lo fai tu. Un solo momento di verifica, concordato in anticipo, sostituisce venti promemoria.
Fare il lavoro al posto suo. Rifare la ricerca o correggere ogni frase produce compiti più ordinati e un ragazzino convinto di non farcela senza di te. Aiutalo nel punto in cui è bloccato, poi restituiscigli il lavoro.
Paragonarlo a fratelli o amici, o fare catastrofismo. "Tuo fratello non aveva bisogno che glielo ricordassi" aggiunge vergogna, non motivazione. "Se vai avanti così non combinerai mai niente" vorrebbe svegliarlo; un undicenne ci sente che hai già deciso che sta fallendo, e la mancanza di speranza non motiva.
Togliere come conseguenza l'unica attività che ama. Levare la squadra o il corso di disegno "per liberare tempo per la scuola" toglie proprio ciò che tiene viva la sua sensazione di essere capace, e la sua disponibilità verso di te.
Lasciare che tutto il rapporto ruoti intorno alla scuola. Se ogni conversazione comincia con "Hai fatto i compiti?", tuo figlio smette di venire da te per qualsiasi altra cosa. Tieni pasti, passeggiate e battute in cui la scuola non entra.
Quando chiedere aiuto
Parla con il medico di famiglia, con le figure di supporto della scuola o con uno psicologo dell'età evolutiva se:
- c'è un calo improvviso e netto dell'impegno o dei voti, non un calo graduale, soprattutto insieme a un cambiamento nelle amicizie o nell'umore;
- tuo figlio si rifiuta di andare a scuola, o portarcelo è diventato una battaglia quotidiana;
- umore basso, irritabilità o chiusura verso amici e famiglia durano da più di un paio di settimane;
- sonno o appetito sono cambiati in modo evidente;
- le difficoltà di attenzione, lettura, scrittura o in una materia specifica spiccano chiaramente rispetto alle sue capacità in altri ambiti. Chiedi alla scuola quali valutazioni e quali forme di supporto sono disponibili;
- sospetti un consumo di alcol, sigaretta elettronica o altre sostanze.
Se tuo figlio dice di sentirsi senza speranza, che niente ha importanza o che gli altri starebbero meglio senza di lui, consideralo urgente e contatta in giornata un medico, un professionista della salute mentale o i servizi di emergenza (112).
Fonti
- Centers for Disease Control and Prevention, "Positive Parenting Tips: Young Teens (12–14 years)"
- American Academy of Sleep Medicine, "Recommended Amount of Sleep for Pediatric Populations: A Consensus Statement" (Journal of Clinical Sleep Medicine, 2016)
- U.S. Department of Education, "Helping Your Child Through Early Adolescence"