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2–3 anni

Emozioni intense a due e tre anni: come accompagnare le crisi di tuo figlio e aiutarlo a ritrovare la calma

Se tuo figlio di due o tre anni passa dalle risate alle urla per terra perché la banana si è spezzata, stai vivendo con un bambino piccolo del tutto normale. Le emozioni sono vere ed enormi, gli strumenti per gestirle sono appena abbozzati, e la persona con cui scatena le tempeste più forti è di solito quella di cui si fida di più. Niente di tutto questo significa che stai sbagliando qualcosa. Significa che tuo figlio è proprio nella fase in cui si comincia a imparare a calmarsi, e lo impara da te.

Perché succede a questa età

Tra i due e i tre anni, emozioni e controllo crescono a velocità molto diverse. Le aree del cervello che producono le emozioni sono già ben sviluppate; la parte frontale, quella che serve a fermarsi, pianificare e frenare, sarà ancora lontanissima dall'essere completa per molti anni. Così un bambino piccolo prova rabbia o delusione con la forza di un adulto, senza quasi nessuna capacità di attenuarle. Quella che da fuori sembra una reazione del tutto sproporzionata, da dentro è perfettamente proporzionata.

Il linguaggio sta recuperando terreno, ma resta indietro rispetto a quello che tuo figlio vorrebbe dire. A due anni un bambino può avere da una cinquantina a qualche centinaio di parole e inizia appena a metterle insieme; a tre anni ne ha molte di più. Eppure il momento della frustrazione arriva prima della frase che potrebbe spiegarla, e l'emozione esce sotto forma di un urlo, di un bicchiere lanciato o di un corpo che si irrigidisce.

È anche l'età della volontà. Tuo figlio ha scoperto di essere una persona separata, che può volere le cose e rifiutarle, e si esercita di continuo. "No", "faccio io" e "mio" sono segni di uno sviluppo sano, e garantiscono scontri frequenti con un mondo che continua a rispondergli di no.

Aggiungi i soliti fattori scatenanti, cioè stanchezza, fame, troppi stimoli e il passaggio da un'attività all'altra prima di essere pronto, e hai la maggior parte delle crisi di una settimana qualunque. Se le peggiori capitano a casa, di sera e con te, non è perché con te tuo figlio si comporti peggio. È perché tu sei il posto più sicuro dove crollare. I bambini tengono duro al nido o con i nonni e si lasciano andare quando tornano dalla persona di cui si fidano per essere accolti.

L'idea chiave di questa fase è la co-regolazione prima dell'autoregolazione. I bambini piccoli non riescono ancora a calmarsi da soli; si calmano prendendo in prestito la stabilità di un adulto più tranquillo, ancora e ancora, finché piano piano una parte diventa loro. Questo prestito non è un fallimento nell'insegnare l'autonomia. È così che l'autonomia si costruisce.

Cosa aiuta

Prima viene la tua calma. Prima di dire qualsiasi cosa, calma il tuo corpo: un respiro lento, le spalle giù, la voce più bassa e più lenta, abbassati all'altezza di tuo figlio. Un bambino in piena crisi legge il tuo viso e il tuo tono molto più delle tue parole, e un adulto teso che alza la voce getta benzina sul fuoco. Se ti accorgi che stai per urlare, va bene dire "Mi serve un attimo" e prendertelo, purché tuo figlio sia al sicuro.

Dai un nome all'emozione in poche parole, poi fermati. "Sei proprio arrabbiato. La torre è caduta." "Volevi tanto restare al parco." Frasi brevi e semplici, dette una o due volte, e poi silenzio. Non è il momento delle spiegazioni né delle trattative. Dare un nome all'emozione aiuta il bambino a cominciare a riconoscerla, e sentirsi capito è già di per sé calmante. Tieni le ragioni per dopo, quando potrà ascoltarle.

Resta vicino senza aggiustare. Siediti accanto, magari con una mano sulla sua schiena se te lo permette, e lascia passare l'ondata. Puoi offrire senza insistere: "Sono qui. Vieni ad abbracciarmi quando vuoi." Alcuni bambini vogliono essere presi in braccio; altri hanno bisogno di un po' di spazio e poi di un abbraccio. Quello che non fai è ricostruire la torre, cambiare la decisione o tirare fuori il biscotto per farla finire. L'emozione è permessa; il limite resta.

Costruisci un vocabolario delle emozioni nei momenti tranquilli. Quello che rende le crisi più brevi si impara soprattutto quando nessuno è in crisi. Albi illustrati sulle emozioni, dare un nome ad alta voce alle tue ("Mi sto innervosendo, il cassetto è bloccato") e commentare i personaggi e gli altri bambini ("Sembra triste, gli è caduto il gelato") danno a tuo figlio parole a cui aggrapparsi. Nel giro di qualche mese, "sono arrabbiato" comincia a prendere il posto di qualche lancio.

Mantieni routine prevedibili e avvisa prima dei cambi di attività. Pasti e merende regolari, un sonnellino o un momento tranquillo protetto e una giornata dalla forma simile riducono le tempeste prima ancora che comincino. Le interruzioni improvvise sono uno dei fattori scatenanti principali, quindi dai avvisi che tuo figlio possa capire, "Ancora due scivolate, poi mettiamo le scarpe", e contale ad alta voce. Un piccolo aiuto visivo, come mostrare due dita, a questa età funziona molto meglio di qualsiasi orologio.

Offri un angolo della calma che non sia una punizione. Un cuscino in un angolo, un cestino con un peluche e un libro cartonato: un posto dove tuo figlio va per stare meglio, non dove viene mandato per stare male. Presentalo quando tutti sono tranquilli, all'inizio vacci insieme a lui e non isolarlo mai da te. L'obiettivo è che l'angolo accogliente diventi, col tempo, un posto dove sceglie di andare.

Ricuci dopo un momento difficile. Quando tuo figlio si è calmato, riconnettiti brevemente: "Era un'emozione grande. Adesso va tutto bene. Ti voglio bene." Poi vai avanti senza prediche. Se anche tu hai perso la pazienza, dillo in modo semplice: "Ho urlato. Mi dispiace. Proverò a mantenere la calma." I bambini non hanno bisogno di genitori che non sbagliano mai; hanno bisogno di vedere che uno strappo si può ricucire.

Cosa evitare

Ragionare nel pieno della tempesta. Spiegare perché il negozio sta chiudendo o perché la tazza rossa è in lavastoviglie tende a prolungare la crisi, perché la parte del cervello di tuo figlio che ascolta è momentaneamente fuori servizio. Di' meno, e dillo dopo.

Punire l'emozione. "Smetti di piangere o torniamo a casa", "i bambini grandi non piangono" e il silenzio gelido insegnano tutti al bambino che l'emozione in sé è inaccettabile, e questo la rende più difficile da riconoscere e gestire, non più facile. I limiti riguardano i comportamenti (picchiare, lanciare), mai le emozioni.

Cedere per farla finire. Se una crisi abbastanza forte porta sempre alla caramella o a un altro episodio del cartone, tuo figlio impara che più forte funziona. Dai la stessa risposta nei giorni buoni e in quelli difficili, con tutto il calore che riesci a metterci.

Usare uno schermo come unico calmante. Un cartone animato può essere un ragionevole strumento d'emergenza ogni tanto, ma se diventa il modo abituale per spegnere un'emozione, tuo figlio ha meno occasioni di esercitare la capacità di cui ha davvero bisogno.

Urlare a tua volta. È umano, e capiterà. Eppure urlare fa salire la tensione nella maggior parte dei bambini piccoli e insegna che le emozioni forti si gestiscono con ancora più rumore. Quando succede, la riparazione descritta sopra conta più dello scivolone.

Quando chiedere aiuto

Crisi frequenti, anche diverse al giorno in un periodo difficile, sono normali a questa età. Parlane con il pediatra di libera scelta o con il consultorio familiare se:

Se mai senti che tu o tuo figlio siete in pericolo immediato, chiama il 112.

Fonti

Questa guida offre informazioni generali e non sostituisce il parere medico o psicologico. Se sei in pensiero per tuo figlio, parlane con il pediatra o con un altro professionista.