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Sotto 1 anno

L'ansia da separazione nei neonati: perché compare e come rendere più facili i saluti

Se il tuo bambino ha iniziato a piangere appena esci dalla stanza, si aggrappa a te quando un parente allunga le braccia, o crolla all'ingresso al nido dopo settimane di distacchi sereni, stai vedendo una delle fasi più comuni e più fraintese del primo anno. Può sembrare un passo indietro, soprattutto se prima andava in braccio a chiunque. In realtà è il segno che qualcosa di importante è andato al suo posto.

Perché succede a questa età

Nei primi mesi un neonato non ha ancora chiaro che le cose continuano a esistere anche quando non le vede. Più o meno tra i 6 e i 9 mesi questo cambia: il tuo bambino comincia a capire che tu continui a esistere quando te ne vai, ed è un vero salto cognitivo. Il problema è che ora sa che sei andato via, ma non ha il senso del tempo e non ha modo di sapere che tornerai. Ogni partenza gli sembra definitiva, e quindi protesta.

Negli stessi mesi arriva un secondo cambiamento. Il tuo bambino ha passato mezzo anno a imparare chi sono le sue persone, e verso gli 8-9 mesi ha diviso il mondo in familiare ed estraneo. Un viso che non riconosce, anche quello di un nonno visto il mese scorso, ora può ricevere uno sguardo fisso, una testa girata dall'altra parte o delle lacrime. Questa diffidenza verso gli estranei è protettiva ed è uno dei segnali più chiari che il tuo bambino ha sviluppato un attaccamento forte e specifico verso di te. Semmai è l'assenza di qualsiasi preferenza, e non la sua presenza, che varrebbe la pena segnalare al pediatra.

Il disagio da separazione spesso raggiunge il picco tra i 9 e i 18 mesi circa e si attenua man mano che il bambino accumula esperienza del fatto che torni sempre. Alcuni bambini lo mostrano appena; altri lo vivono intensamente per mesi. Entrambe le cose rientrano nella norma. La dentizione, una malattia, un trasloco o un cambio di chi si occupa di lui spesso lo fanno ricomparire per un po'.

Cosa aiuta

Esercitati con brevi separazioni a casa, dove la posta in gioco è bassa. Il cucù non è solo un gioco: ogni volta che il tuo viso sparisce e ricompare, il tuo bambino ripassa tutta la sequenza in pochi secondi. Puoi allungarla durante la giornata. Digli "Vado in cucina, torno subito", esci dalla sua vista per una ventina di secondi continuando a parlargli e rientra con allegria. Nel giro di un paio di settimane allunga l'intervallo. Stai costruendo un ricordo di "via, poi di nuovo qui" su cui potrà appoggiarsi quando la separazione sarà più lunga.

Fai saluti brevi, affettuosi e sempre uguali. Indugiare, tornare indietro per un altro abbraccio o andare via a tappe insegna al bambino che piangere più forte ti trattiene. Funziona meglio un piccolo rituale: un bacio su ogni guancia, sempre la stessa frase, per esempio "Ciao ciao, la mamma torna sempre", un saluto con la mano sulla porta, e poi vai. Conta più il rituale del suo contenuto. Dopo una o due settimane diventa il segnale che questo è un saluto normale, non un'emergenza.

Dai alla nuova persona di riferimento il tempo di diventare familiare prima di affidarti a lei. La diffidenza si scioglie con la frequentazione, non con la persuasione. Se sarà un nonno, una tata o il nido a occuparsi del tuo bambino, organizza qualche visita in cui resti nella stanza e la nuova persona gioca accanto a voi senza cercare di prenderlo in braccio. Lascia che sia lui ad avvicinarsi con i suoi tempi. Quando è tranquillo, esci per qualche minuto, poi per più tempo. La maggior parte dei nidi prevede proprio per questo un inserimento graduale; se il tuo non te l'ha proposto, chiedilo.

Fai il passaggio con calma e lascia che sia l'altra persona a prendere in mano la situazione. I bambini leggono il tuo viso e il tuo corpo. Se sei in ansia all'idea di andare via, anche il tuo bambino ha motivo di esserlo. Affidalo in modo che veda che con quella persona sei a tuo agio: scambiate due parole, sorridi, passagli il bambino con il rituale del saluto e vai. Non restare a guardare dalla finestra. Una brava educatrice o una brava tata ti dirà con sincerità quanto è durato il pianto; per la maggior parte dei bambini si tratta di pochi minuti.

Dagli qualcosa di familiare. Una mussola che ha il tuo odore, il solito sacco nanna o un pupazzetto morbido a cui è già affezionato gli danno un pezzo di casa da tenere stretto. Al nido di solito lo accolgono volentieri, e può rendere molto più facili i sonnellini in un posto nuovo. Durante il sonno vero e proprio, però, tieni gli oggetti sciolti fuori dalla culla, come raccomandano le indicazioni sul sonno sicuro.

Torna quando hai detto e salutalo con calore. Il tuo bambino non sa leggere l'orologio, ma la costanza costruisce comunque fiducia: se le uscite dal nido e i rientri sono affidabili e ogni ricongiungimento è sereno e contento anziché pieno di scuse, lo schema "torni sempre" entra a far parte di ciò che conosce. A casa, rispondi al bisogno di stare attaccato a te con rassicurazione, senza razionarla. I bambini che ricevono conforto quando ne hanno bisogno diventano più indipendenti, non meno.

Cosa evitare

Sgattaiolare via mentre è distratto. Ti risparmia le lacrime sulla porta, ma dal punto di vista del bambino sei sparito senza preavviso: la separazione successiva diventa più difficile e può renderlo guardingo ogni volta che sei nei paraggi. Saluta sempre, anche se questo scatena il pianto.

Tirare il saluto per le lunghe. Tornare indietro tre volte, trattare con un bambino che non può trattare o restare "solo finché si calma" prolunga il momento più difficile e lo tiene in allerta. Breve è più gentile.

Trattare il disagio come un problema da risolvere. Dire a un neonato "non c'è niente da piangere" o pensare che le sue lacrime significhino che hai sbagliato qualcosa non coglie il punto. Il disagio è il sentimento che accompagna l'amore per te, proprio per te. Riconoscilo con la voce e con il corpo, mantieni il piano stabile e lascia che il tempo faccia il suo lavoro.

Paragonare il tuo bambino a quello che all'ingresso al nido non piange mai. Il temperamento varia moltissimo. Un bambino che a 9 mesi protesta a gran voce e uno che quasi non se ne accorge possono avere entrambi un attaccamento sicuro e svilupparsi bene.

Quando chiedere aiuto

Nel primo anno, la maggior parte del disagio da separazione richiede pazienza più che un intervento professionale. Parlane con il pediatra o con il medico di famiglia se:

Se le separazioni sono legate al nido o alla tata e il distacco resta molto difficile dopo diverse settimane di routine costante, chiedi di rivedere insieme il piano di inserimento. Piccoli cambiamenti, come chi accoglie il tuo bambino e cosa fa per prima cosa, spesso fanno una grande differenza.

Fonti

Questa guida offre informazioni generali e non sostituisce il parere medico o psicologico. Se sei in pensiero per tuo figlio, parlane con il pediatra o con un altro professionista.